M.D. numero 19, 30 maggio 2007

Editoriale
Cambiamenti annunciati e aspettative deluse


Rosy Bindi, in un incontro a Roma, lo ha detto un po’ ridendo sorniona: dopo tanti anni, su quella riforma della professione medica e dell’esclusività dei medici dipendenti sulla quale, ha ricordato, “ci ho rimesso le penne, ora mi stanno dando ragione”.
In realtà sembra ormai un’evidenza che il modello di relazione tra ‘terzo pagante’ pubblico e professionisti della salute, medici di famiglia inclusi, si sta fondando sempre di più su un vincolo ‘a catena corta’, dove tra chi preordina e chi produce lo spazio di autonomia sia sempre più concentrato. Ma sta passando con sempre maggior forza anche l’idea, francamente inaccettabile, che le prestazioni fornite dai medici di medicina generale nell’ambito del Servizio sanitario nazionale siano sempre più vincolate alle risorse disponibili, a seconda della salute economica del territorio e dell’organizzazione prescelta in loco, invece di essere un diritto riconosciuto a tutti i cittadini.
Accade così che “la temperatura” in tutt’Italia si impenni e che lo scontento nei confronti della politica sanitaria portata avanti dal Governo aumenti. Il mugugno infra-sanitario ha già alcuni protagonisti, e tra di essi un deluso della prima ora: l’ex segretario Fimmg Mario Falconi che, in qualità di presidente dell’Ordine dei Medici di Roma, dice di non vedere grandi miglioramenti, soprattutto per le fasce deboli della popolazione. “Anche dal mio osservatorio di medico di famiglia vedo ogni giorno persone che stanno davvero male e hanno sempre più difficoltà a essere assistite”. E il peggio, secondo Falconi, è che sempre di più i pazienti si rassegnino all’idea di dover tirare fuori soldi di tasca loro, in misura progressivamente maggiore, per avere prestazioni in tempi ragionevolmente brevi. Per il presidente dell’Ordine romano è ormai chiaro che la grande criticità del nostro sistema è la fragilità che, però, non trova soluzione in vaste aree del territorio.
Nel frattempo il ministro della Salute Livia Turco, intervenuta all’assemblea generale di Assobiotec (l’associazione confindustriale che riunisce le imprese e i parchi tecnologici e scientifici italiani attivi nelle biotecnologie), ha reso noto al mondo delle imprese farmaceutiche che arriveranno novità per il settore, sottolineando che nella prossima Finanziaria ci saranno elementi di riforma significativi, grazie al lavoro interministeriale condotto dal tavolo sulla farmaceutica. Le nuove norme, secondo quanto spiegato dal ministro, serviranno a “coniugare controllo della spesa e rilancio del settore farmaceutico”. Una riforma quinques per la farmaceutica? O l’inizio della soluzione finale?